La storia dietro Cala Corsara
Formazioni granitiche con un nome proprio, una tappa commerciale neolitica e i corsari che hanno dato il nome alla cala.
La spiaggia nel dettaglio: quattro cale, non una
Cala Corsara si trova all'estremo sud di Spargi, in un'ampia baia soprannominata a volte «baia dei pirati». Quella che sulla mappa sembra una spiaggia sola è in realtà un insieme di quattro piccole cale di sabbia bianca, separate tra loro da speroni di granito e chiuse alle spalle da basse dune coperte di ginepro, ginestra, rose selvatiche e gigli di mare. La sabbia è straordinariamente fine, bianca e quasi impalpabile; il fondale è per lo più sabbioso e produce gradazioni di colore luminose.
La Roccia della Strega, il Bulldog e lo Stivale
Le formazioni granitiche di Cala Corsara appartengono al folklore. La Roccia della Strega si trova su uno sperone roccioso alla sinistra della spiaggia principale. Poco distante i visitatori riconoscono il «Bulldog» — una roccia scavata che ricorda la testa di un bulldog — e «Lo Stivale», una pietra modellata dal vento che richiama la forma della penisola italiana.
Una tappa commerciale neolitica
All'interno di un tafone granitico sulla spiaggia centrale gli archeologi hanno trovato resti neolitici — ceramica e ossidiana — a testimonianza che Spargi era una tappa sulle antiche rotte commerciali dell'ossidiana, molto prima di diventare un covo di pirati.
Snorkeling a Cala Corsara
Le scarpette da scoglio sono vivamente consigliate tra il granito e le praterie di posidonia. Aspettati banchi di salpe (Sarpa salpa), occhiate (Oblada melanura), donzelle (Coris julis) e donzelle pavonine (Thalassoma pavo), insieme a polpi, stelle marine e ricci.
Il relitto romano di Spargi
Sulla secca Corsara, a circa 18 metri di profondità, giace il relitto di Spargi — una nave oneraria romana lunga circa 35 metri, affondata intorno al 120-100 a.C. Il carico comprendeva anfore di tipo Dressel 1 (Dressel 1A e 1B), le anfore vinarie standard della tarda età repubblicana provenienti dalla Campania. Scoperto nel 1939 dal palombaro maddalenino Lazzarino Mazza, il relitto fu scavato dal 1958 dall'archeologo subacqueo Nino Lamboglia, un pioniere della disciplina: fu il primo scavo rilevato con una griglia e con tecniche di fotomosaico. I reperti sono conservati al Museo Archeologico Navale «Nino Lamboglia» di La Maddalena, attualmente chiuso per restauro, con un bando pubblicato all'inizio del 2026.
Pirati, corsari e il nome «Cala Corsara»
Il nome deriva da corsaro. La tradizione locale vuole che l'insenatura fosse un tempo un covo di pirati, nascosta rispetto all'approdo occidentale aperto ma con una vista dominante sulle Bocche di Bonifacio. Le incursioni dei corsari barbareschi nella zona ebbero il culmine nel XVI secolo, protraendosi dal Medioevo fino al XVIII secolo.